
François Chaillou
a cura di : Tony Fiorentino
COMUNICATO STAMPA:
La personale dell’artista francese François Chaillou è intitolata “Ossario“ , titolo che l’artista stesso ha scelto in occasione di presentare le sue ultime opere realizzate con le ossa, uno dei primi materiali usati dall‘uomo primitivo.
Lo scheletro, l’unica cosa che rimane del corpo oltre la morte, ritorna ad essere lavorato e rivalutato secondo un linguaggio personale e contemporaneo del tutto innovativo.
Compressi in forme geometriche, le ossa: bacino, vertebre, costole, perdono la loro forma iniziale rendendo difficilmente riconoscibile sia il singolo osso che l’animale a cui appartenevano.
L’animale ricomposto geometricamente si depersonalizza perdendo tutte le sue caratteristiche e le simbologie affettive legate alla vita, rimanendo un oggeto freddo, senza vita e di un cinismo sconcertante.
La potenza emozionale della materia stessa é in grado di attrarre l’attenzione del fruitore suscitando curiositá. La sottigliezza delle sculture allunga il tempo di lettura e ritarda l’emozione negativa dovuta all’aspetto macabro e lugubre del significato dell’opera.
L’uso della morte come materiale diventa pretesto di creazione e lascia lo spettatore davanti a un campo di emozioni contradittorie tra curiositá e disgusto, attrazione e repulsione.
Queste prime opere sono ambivalenti, hanno il potere di spostare il senso dato alle cose: le ossa perdono per parte il loro significato legato alla morte per arrichirsi esteticamente.
La geometrizzazione di scheletri, quindi , di quel che resta di un essere vivente, porta ad interrogarsi sulla malleabilitá e la domesticazione non solo della materia, ma innanzi tutto di noi stessi.
a cura di : Tony Fiorentino
COMUNICATO STAMPA:
La personale dell’artista francese François Chaillou è intitolata “Ossario“ , titolo che l’artista stesso ha scelto in occasione di presentare le sue ultime opere realizzate con le ossa, uno dei primi materiali usati dall‘uomo primitivo.
Lo scheletro, l’unica cosa che rimane del corpo oltre la morte, ritorna ad essere lavorato e rivalutato secondo un linguaggio personale e contemporaneo del tutto innovativo.
Compressi in forme geometriche, le ossa: bacino, vertebre, costole, perdono la loro forma iniziale rendendo difficilmente riconoscibile sia il singolo osso che l’animale a cui appartenevano.
L’animale ricomposto geometricamente si depersonalizza perdendo tutte le sue caratteristiche e le simbologie affettive legate alla vita, rimanendo un oggeto freddo, senza vita e di un cinismo sconcertante.
La potenza emozionale della materia stessa é in grado di attrarre l’attenzione del fruitore suscitando curiositá. La sottigliezza delle sculture allunga il tempo di lettura e ritarda l’emozione negativa dovuta all’aspetto macabro e lugubre del significato dell’opera.
L’uso della morte come materiale diventa pretesto di creazione e lascia lo spettatore davanti a un campo di emozioni contradittorie tra curiositá e disgusto, attrazione e repulsione.
Queste prime opere sono ambivalenti, hanno il potere di spostare il senso dato alle cose: le ossa perdono per parte il loro significato legato alla morte per arrichirsi esteticamente.
La geometrizzazione di scheletri, quindi , di quel che resta di un essere vivente, porta ad interrogarsi sulla malleabilitá e la domesticazione non solo della materia, ma innanzi tutto di noi stessi.